Story telling” “Storytelling” “S T O R Y T E L L I N G”. Tutti ne parlano, tutti lo fanno, tutti lo sanno fare e tutti dicono che è di moda (ma siccome è una moda che continua da qualche migliaio di anni sarebbe forse meglio cambiare definizione…). 

Sì perché l’azione del narrare sembra non aver mai subito importanti cali d’interesse, almeno sin da quando l’umanità ha cominciato a vivere in piccoli gruppi e a sentire l’impulso – talvolta irrefrenabile – di raccontare ad altri suoi simili non solo le sue esperienze (cioè il vissuto) ma le sue aspirazioni, i suoi desideri, la sue sensazioni. Emozionanti, divertenti, paurose, avventurose, romantiche, tristi ma con happy end, a sorpresa, disperate, spensierate, comiche: ci piace (intendo a noi essere umani) ascoltare e inventare storie. Ci piace immedesimarci, trovare ispirazione, imparare cosa è giusto e cosa non lo è, farci aiutare nelle scelte, provare a immaginarci diversi. 

Le storie specialmente se ben congegnate, verosimili e originali (non che quest’ultimo sia l’elemento più importante) hanno il potere di catturare la nostra attenzione e di rimanere – a seconda delle circostanze – impresse nei nostri ricordi. Ma non solo. Sanno tornare a galla, influenzandoci più spesso e a fondo di quanto crediamo.

Miti, esempi, parabole, storie. Il marketing non ha fatto fatica ad appropriarsi dello storytelling, rendendo le storie (aziendali) uno strumento per creare reputazione, migliorare riconoscibilità e posizionamento, generare fedeltà e… aumentare le vendite. 

E le aziende, poi, hanno generalmente belle storie da raccontare perché la genesi e lo sviluppo di un’attività portano con sé tutti quegli ingredienti utili per trasformare una serie di fatti in un racconto avvincente. Il termine “impresa”, non a caso, serve sia descrivere tanto un’azione di una certa importanza (“che impresa!”) sia come sinonimo di azienda. 

Lo hanno capito quelli di OMI. Acronimo che sta per Osservatorio Monografie d’Impresa, si tratta di un’associazione animata da professori e ricercatori dell’Università degli Studi di Verona e de La Sapienza di Roma, che da quattro anni organizza – insieme a diversi partner – un premio dedicato alla valorizzazione delle migliori narrazioni monografiche aziendali. 

Una tipologia di comunicazione piuttosto longeva che sta a metà tra il marketing e l’editoria. Da quest’ultima prende in prestito molti elementi caratterizzanti dei prodotti editoriali: dalla forma, alla struttura, all’approccio nella distribuzione dei contenuti (talvolta perfino codice ISBN e prezzo). E anche al desiderio, non sempre solo implicito, di guardare più in “alto”, oltre l’advertising, la brochure, il materiale corporate. Di realizzare qualcosa che “rimanga” nel tempo, che abbia una sua dignità di lettura, suo valore di conoscenza, esprimibile anche attraverso la concretezza fisica propria di un volume che ha un suo peso, un suo spessore e dunque un suo posto nello spazio fisico, divenendo un oggetto meno facilmente eliminabile di una brochure spillata o di un pieghevole in 6 facciate. 

Come si diceva, le aziende hanno storie interessanti da raccontare perché parlano di tenacia, fiducia in sé stessi, testardaggine, rischio, fatica, perseveranza e talvolta follia, solitudine, incomprensione e poi, come lieto fine, il successo. Hanno storie che resistono e, se vengono scritte e congegnate con cura, influenzano i lettori. 

C’è dunque vita fuori dall’integralismo del “prodotto, prodotto e ancora prodotto!”, che appiattisce tutto in un’infinita, noiosa e inutile pubblicità da catalogo, dove tutte le aziende sono “leader” e le soluzioni “innovative e rivoluzionarie”. 

Un ultimo merito. Le storie aziendali contribuiscono – a loro modo, s’intende – a mantenere viva la memoria di un territorio, a ricostruirne la storia sociale, dei consumi, dell’iniziativa privata. Raccontano un pezzo di chi siamo stati e forse – se abbiamo tempo e voglia di rifletterci almeno un poco – chi saremo. 

E OMI, sia in forma fisica che digitale, sta dando vita a un’archivio di monografie aziendali disponibili alla consultazione. Patrimonio prezioso per gli studiosi, ma anche per chi di comunicazione e di content marketing si occupa quotidianamente. 

P.S. chi ha vinto quest’anno? Scopritelo su www.monografieimpresa.it