Ci sono artisti che venderebbero letteralmente l’anima al diavolo pur di raggiungere il successo economico e di godere dell’ammirazione del pubblico (Niccolò Paganini – si dice – l’abbia fatto e, insieme con lui, un eterogeneo gruppo di musicisti…). Ugualmente ci sono organizzazioni aziendali (e non) che non esiterebbero a firmare un simile contratto pur di catturare l’interesse dei propri pubblici target. Magari avendo a disposizione un data base numericamente corposo,  profilato e – mai dimenticarsene! – a norma GDPR sulla privacy. 

Eppure… eppure accade – più spesso di quanto s’immagini – che imprese o associazioni ne siano già in possesso. E senza che vi si stato alcun intervento, come dire, diabolico. Piuttosto sono stati fattori come l’attività prolungata sul campo, un buon lavoro di marketing, una strategia commerciale ben congegnata a portare a liste di nominativi di valore. 

Liste che tuttavia, anziché essere usate, sono 

  1. …dimenticate, in un qualche excel dalle mille colonne o in qualche CRM acquistato da marketing manager ormai licenziati da tempo. Eppure esistono. Le informazioni contenute andrebbero forse in parte riviste e attualizzate, ma nel complesso possono dirsi ancora utili  alla comunicazione.
  1. …sotto-utilizzate. In questo caso si tratta di liste che riemergono solo per le feste comandate: auguri di Natale e Pasqua, buon Ferragosto o simili. Queste comunicazioni non solo non creano alcun legame con il ricevente, ma impiegate in maniera poco accorta, possono essere dannose. Per capirci: certi tipi di invii provocano un  fastidio pari a quello che si ha ricevendo gli auguri standardizzati di Buon Anno su Whatsapp da parte di qualcuno che ha usato il comando “condividi con tutta rubrica”…
  1. mal utilizzate. I nominativi ricevono solo pubblicità di prodotto e nuove offerte (DEM, video, brochure, flyer etc.), con il risultato di finire nell’equivalente digitale del “contenitore pubblicità” che i condomini ormai da qualche anno appendono vicino ai citofoni. Un discorso simile vale anche per le convention, gli eventi aziendali, stand fieristici: inviti generici giunti in maniera estemporanea servono a poco. 

Conseguenza? Non si instaura nessuna solida e duratura relazione con queste persone. Nessun rapporto di fiducia, nessun interesse. E dunque nessuna consapevolezza o ricordo nel momento in cui uno di questi individui – eh sì, perché di questo si tratta, di uomini e donne e non di entità astratte! – avrà bisogno proprio del prodotto o del servizio che noi offriamo… 

Pare banale ricordarlo, ma il mondo delle relazioni (umane) non funziona in maniera così differente: chi infatti penserebbe di poter instaurare una, anche minima, relazione con persone con cui entra in contatto una sola volta all’anno? Funziona così in casi rarissimi, per esempio con l’amico che ci si trascina dalle scuole superiori o in opere di fantasia come quella commedia americana degli anni Settanta Stesso giorno, il prossimo anno in cui una coppia di amanti si incontra un solo giorno ogni anno per 25 anni di seguito. Ma questa è un’altra storia…

Tornando a noi. Cosa farsene di queste liste? La cosa migliore è trovare gli argomenti o – se si preferisce – i contenuti per stringere una relazione e interessare quei soggetti che – in qualche modo, superficialmente o meno – ci conoscono. Contenuti che devono essere: 

  • utili e di “sostanza” 
  • ben fatti, curati nella forma
  • pertinenti con il nostro settore d’interesse 
  • diffusi in modo continuato e con una certa logica (il tante volte citato “piano editoriale”)
  • gratuiti (nessuna paura!) 

Articoli, blog, paper e report, video, animazioni, webinar, guide, infografiche… A ognuno la scelta degli strumenti e dei canali più congegnali nell’elaborazione di una propria strategia di content marketing. 

Suggerimento finale (per la salvezza eterna). Meglio verificare, soppesare il valore della propria lista di contatti e poi decidere. Una cosa è certa: anche il miglior data base del mondo, risultato della vendita di un’anima, vale poco se dietro non vi è una seria strategia di comunicazione dei contenuti…  😉