“Content is King”. “È il contenuto che comanda”. Già sentito? L’aveva scritto nel 1996 Bill Gates, dimostrando la solita capacità di anticipare il futuro di almeno una ventina d’anni.

Oggi chi si occupa di comunicazione e marketing (web, social e media) non fa che ripeterlo. Lo si stampa perfino sulle t-shirt. Tutto vero. Infatti con la moltiplicazione degli strumenti e dei canali di comunicazione, solo contenuti interessanti e mirati possono raggiungere l’attenzione di utenti sovraccaricati di messaggi e di sollecitazioni.

Che il “contenuto” si stia riprendendo la rivincita sulla “forma”? Probabilmente la questione non né centrale né  interessante. Ciò che si sa è che i contenuti di qualità diventano un efficace mezzo per

  • coinvolgere e acquisire clienti o pubblici d’interesse
  • aumentare la propria visibilità, migliorare o consolidare il proprio posizionamento
  • aprire nuove opportunità di business
  • ampliare la propria influenza

Rimane un fatto, anzi due, non sempre scontati. Il primo: generare contenuti (d’interesse e di valore) costa fatica e tempo. Il secondo: affinché i contenuti siano davvero efficaci è necessario un lavoro aggiuntivo alla sola generazione (non basta scriverli, produrli, averli nel cassetto).

Diversi soggetti hanno a disposizione contenuti “grezzi” e di qualità che non riescono a sfruttare appieno. In questo senso non è nemmeno sufficiente renderli pubblici. È importante, invece, dargli forma, organizzarli, gestirli. È indispensabile farli rientrare in una strategia chiara e coerente di comunicazione. Stabilire strumenti e canali appropriati, usare i toni giusti, calibrare gli strumenti, scegliere i canali di diffusione più adatti a chi ci deve dare ascolto. Insomma, trovare la modalità giusta “per dirlo”.